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FEEDBACK

Claudio on 10-11-2017

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Roberto on 02-10-2017

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Filippo on 28-08-2017

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Olivier et Alice De Moor

Lo Chablis condivide con lo Champagne il «privilegio» di essere il vino bianco più imitato e  contraffatto del pianeta, al punto che in certe contrade del Nuovo Mondo, il vitigno Chardonnay è persino battezzato spudoratamente «Chablis »… Questa celebrità, che ha permesso ai vigneti di attraversare i secoli fino ai giorni nostri, garantisce alla maggior parte dei viticoltori attuali una «rendita» annuale che crea una certa autosoddisfazione, rendendo difficile qualsiasi rimessa in discussione. Come osare coltivare le proprie vigne col metodo bio, senza diserbanti né pesticidi, e prendere così il rischio di sacrificare il 30 % del raccolto, quando invece è talmente facile continuare a «fare come prima» ?... Perché stancarsi a vendemmiare a mano quando la vendemmia automatizzata è autorizzata dalla denominazione?

 

L’anima di questo vigneto, creato dal nulla dai monaci dell’abbazia cistercense di Pontigny, nel XII sec., continua per fortuna ad esprimersi attraverso i vini di un pugno di viticoltori d’élite, insensibili alle sirene del «guadagno sopra ogni cosa».

 

A parte certi «papi» della denominazione come Raveneau e Dauvissat (inevitabili, ma non hanno niente da vendere da un bel po’ di tempo!), alcuni viticoltori atipici mi sembra abbiano ridato ai vini di Chablis una forza di carattere che avevano perso. Alice e Olivier De Moor, a Courgis, fanno parte di questa categoria. Per questa coppia simpatica e appassionata, si tratta solo di fare dei vini che esprimono il senso del luogo. « 20 anni fa, è stata formata una generazione di viticoltori che avevano soprattutto una grande competenza enologica. Lo scopo era di fare vini tecnici e controllati. Non è mai stata la nostra filosofia.»

Cantina Olivier ed Alice De Moor

 

Per i De Moor, la coltura della vigna prevale e passare al bio è stato un lungo percorso: «Abbiamo imparato a superare i fallimenti.» Oggi, con 15 anni d’esperienza, i loro vini hanno raggiunto una plenitudine e una complessità aromatica rare per la denominazione. Senza nessun trucco, sono riusciti a restituire l’anima di Chablis, le sue terre fredde, le sue  parcelle calcaree ricche di piccoli ostriche fossili, le sue uve maturate molto lentamente. Eppure i De Moor rifiutano i luoghi comuni legati alla «mineralità» leggendaria dello Chablis e non pretendono di conformarsi ad un «modello» stabilito: «Mettete due viticoltori su uno stesso terroir, avrete due espressioni diverse! Il vino è una creazione umana. Noi facciamo semplicemente dei vini a nostra immagine. Per quanto riguarda la mineralità, questa parola non ha più senso, la gente immagina un’espressione un po’ gretta con un lieve gusto acidulo, degli aromi bloccati. Noi cerchiamo invece di produrre vini sul frutto, raccogliendo l’uva molto matura, le note della pietra appaiono col tempo.»

 

Come «entrata di gamma» (espressione orribile!), il Bourgogne aligoté dei De Moor è già eccezionale, proveniente da vigne centenarie! Un tempo nominato «chardonnay del povero», l’aligoté, per Olivier, non è un vitigno di second’ordine: il suo possiede una lunghezza in bocca fenomenale!

 

Tutti gli Chablis dei De Moor sono stati ideati per l’amicizia e la condivisione, a immagine della cuvée Rosette, che è un vino lungo e ristretto, che offre aromi di frutti a polpa bianca, ricchi di acidità naturale. Un bel vino da lungo invecchiamento che esce dai sentieri battuti


Informazioni sul produttore:
 "Cantina Olivier e Alice De Moor" 4 et 7 rue Jacques Ferrand - 89800 Courgis - Sito web: www.aetodemoor.fr

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