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Mastrojanni

1975, l’avvocato romano Gabriele Mastrojanni compra i poderi San Pio e Loreto. All’inizio la terra povera, le pecore, i boschi, natura incontaminata. Questi luoghi sono stati poco popolati e poco coltivati per tutta la storia dell’umanità: la terra è quindi vergine, pulita, priva di qualsiasi inquinante che, per mano dell’uomo, l’abbia potuta deturpare.


In questa terra nel 1975 l’avvocato Gabriele Mastrojanni comprò i poderi San Pio e Loreto e decise di piantare le prime vigne che in parte ancora oggi producono i nostri vini. Di là, a pochi chilometri, risalendo il fiume Orcia ed entrando nella ormai famosissima Val d’Orcia, i terreni sono meno scoscesi e le lavorazioni del grano duro sono facili e di buona resa.
Cantina Mastrojanni


Qui, tra queste colline tra i 180 e i 440 metri sul livello del mare non c’è che terra parca. E se troviamo sparsi castelli e poderi è soltanto perché questa era una via principale tra l’Italia settentrionale e il centro praticata dai Papi nei primi secoli del secondo millennio.


Queste costruzioni erano fortezze armate che avevano il mero compito di proteggere il percorso. La gente che vi abitava c’era stata portata, probabilmente a forza, per garantire il vitto ai militari. Colline scoscese e impraticabili sono divenute la patria del Sangiovese


Quando Gabriele Mastrojanni arrivò, trovò terreni vergini, proprio perché sempre poco o per nulla coltivati e poco popolati: immagino che se ne chiese il perché. La risposta sta nella povertà di questa terra: scoscesa, fatta di pendii spesso molto ripidi, di boschi di lecci abbarbicati alle falde delle colline, di ginestre che con le loro radici bloccano le frane, difficilissima da lavorare e slavata, corrosa, portata via dalle piogge torrenziali che spesso la sferzano.


Una terra che non è, semplicemente, adatta all’uomo. È adatta al lupo e al cinghiale, al capriolo e al daino, alla lepre e alle poiane, al tasso ed alla civetta o al chiurlo che canta regolare tutte le notti, a tutta una fauna selvatica che da sempre la popola e ha fatto di questi luoghi più zona di caccia che di coltivazione.


Le origini di un capolavoro. Gabriele Mastrojanni trovò questo paesaggio, questo territorio. E seppe fin dal primo momento che una terra così difficile sarebbe stata generosa nella qualità, ma estremamente parca nella quantità: aveva ragione.

Altri, prima di lui, a cominciare da quel pioniere che fu il primo Biondi-Santi che inventò il Brunello di Montalcino, avevano fatto la stessa esperienza e il territorio aveva risposto con chiarezza che il vitigno migliore per questi terreni è il Sangiovese Grosso.

Mastrojanni, volendo fare un grande Brunello, piantò proprio Sangiovese, scegliendo un sesto d’impianto che permettesse di lavorare comodamente con i trattori ma allo stesso tempo avesse una densità sufficientemente elevata: 5.700 ceppi a ettaro.


Informazioni sul produttore: "Cantina Mastrojanni" Poderi Loreto e San Pio - 53024 Montalcino (SI) - Sito web: www.mastrojani.com

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