Barbaresco "Rabajà" Giuseppe Cortese Magnum 2013
MAGNUM lt 1,50 IN CASSA LEGNO
Giuseppe Cortese Rabaja, Barbaresco DOCG.
Il Barbaresco Rabajà è il nostro vino più importante, dal profumo etereo, gradevole e intenso con particolari di freschezza che evolvono in sentori di spezie, cuoio e sottobosco con l’invecchiamento; sapore asciutto, pieno e robusto con una struttura ricca e armonica; colore rosso granato.
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MAGNUM lt 1,50 IN CASSA LEGNO
Giuseppe Cortese Rabaja, Barbaresco DOCG.
Il Barbaresco Rabajà è il nostro vino più importante, dal profumo etereo, gradevole e intenso con particolari di freschezza che evolvono in sentori di spezie, cuoio e sottobosco con l’invecchiamento; sapore asciutto, pieno e robusto con una struttura ricca e armonica; colore rosso granato.
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Disponibile dal:
| Denominazione | Barbaresco |
| Classificazione | DOCG |
| Tipo d'uva | Nebbiolo |
| Zona di produzione | Langhe |
| Annata | 2013 |
| Formato | Magnum 150 cl |
| Gradazione | 13,00% vol. |
| Abbinamenti | Formaggi, Carni Rosse |
| Corpo | Medio |
| Sentore | Fruttato |
| Temperatura servizio | 16°-18°C |
| Nazione | Italia |
| Regione | Piemonte |
Vitigno: nebbiolo 100%
Superficie: ettari 4 in zona "Rabajà", esposizione sud, sud-ovest.
Produzione: 17.000 bottiglie circa
Affinamento: 20/22 mesi in botti di rovere di Slavonia di dimensioni variabili da 17 a 25 ettolitri, di età variabile dal nuovo a 8/9 anni. Minimo 10 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato.
Note degustative: Il Barbaresco Rabajà è il nostro vino più importante, dal profumo etereo, gradevole e intenso con particolari di freschezza che evolvono in sentori di spezie, cuoio e sottobosco con l’invecchiamento; sapore asciutto, pieno e robusto con una struttura ricca e armonica; colore rosso granato.
Scarica le schede tecniche dei vini Cortese Giuseppe in formato .pdf
Barbaresco Rabajà Riserva 1999 Cortese Giuseppe
Premi e Riconoscimenti dei Vini
Il Barbaresco nasce nella seconda metà del XIX secolo grazie al lavoro di un grande esperto di enologia, il prof. Domizio Cavazza, che scopre come il Nebbiolo, da sempre coltivato sulle colline attorno al paese di Barbaresco, ma "trascurato" dalla nobiltà locale, potesse in realtà generare un vino dalle altissime qualità: grande intensità ed estrema eleganza!
" …in te si correggono le austere doti…., a te non sono misurati i calici come convensi ai pesanti e capitosi tuoi rivali, a te ogni ora è propizia ed ogni vivanda buona compagna…." cita l’"Ode al Barbaresco", 1897, D. Cavazza.
Il clima
Il clima è un elemento di estrema importanza: se le condizioni climatiche continentali con estati calde, inverni freddi sono le basi per la migliore coltivazione del Nebbiolo, l’alternarsi di fenomeni stagionali diversi, permette, se ben interpretati dal vignaiolo, di rendere il Barbaresco un vino che ogni anno si presenta con sfumature diverse, per regalare al consumatore la magia di un prodotto che è veramente il frutto della tipicità stagionale.
Il territorio
Non si può parlare di un grande vino se non viene chiarito quell’indissolubile legame tra l’uva ed il territorio in cui viene coltivata. Il Barbaresco può essere prodotto solo ed esclusivamente in 3 comuni (Barbaresco, Treiso e Neive) più una piccola parte del comune di Alba (San Rocco Seno d’Elvio): parliamo in totale di soli 2.400 ettari suddivisi in due macro aree: quella che comprende Treiso, San Rocco e gran parte di Neive con terreni meno compatti e quella di Barbaresco e della parte di Neive confinante, con marne bluastre di matrice calcarea.
Sono questi terreni più compatti che donano grande struttura e capacità di resistenza nel tempo.
Barbaresco Mappa dei Cru
Le menzioni geografiche aggiuntive
Definire che si tratta di un grande vino perché frutto del perfetto connubio tra il Nebbiolo e le terre di Barbaresco sarebbe riduttivo se non si andasse a sua volta a ribadire come sia ancora più magico questa alchimia in alcune limitate e ben definite parti di questo terreno: alla stregua di quanto fatto per tutti gli altri grandi vini al mondo, anche a Barbaresco è stata introdotta una mappatura dei cru, qui definiti: menzioni geografiche aggiuntive.
In questo modo si è permesso di dare maggiore lustro ai Barbareschi prodotti in quelle poche aree che vengono definite d’eccellenza, come il RABAJÀ: circa 20 ettari con vigne vecchie, quota tra i 260 ed i 315 metri, esposizione sud, sud-ovest: il tutto per donare un Barbaresco di grandissimo livello, che può conservarsi per lungo tempo mantenendo profumi ed equilibri gustativi perfetti.
Il vino
Il vino Barbaresco, ottenuto da uve nebbiolo al 100%, deve essere sottoposto ad un invecchiamento di almeno due anni, di cui almeno uno in botti. La produzione massima consentita per ettaro è di 80 quintali di uva, pari a 56 ettolitri; il grado alcolico minimo naturale è di 12%.
Queste sono le regole dettate dal disciplinare, basi sui cui si inseriscono le consuetudini dei grandi vignaioli per ottenere i vini di classe superiore: per Giuseppe Cortese il Barbaresco prodotto nel cru Rabajà non può essere messo in commercio prima di essere stato invecchiato per tre anni (di cui due in botti), le rese sono decisamente inferiori a causa della naturale contenuta produttività di vigne che hanno mediamente 40 anni e alla selezione in vigna, le botti devono essere rigorosamente di rovere di Slavonia per preservare al massimo la tipicità del frutto, ed il grado alcolico deve essere bilanciato ad una struttura ed acidità necessarie per conferire longevità.
Sui grandi Barbareschi è particolarmente interessante parlare di longevità: i vini devono avere sì quel grande potenziale di invecchiamento (anche più di 20 anni), garantito da una vinificazione tradizionale, che permette di valutarne la lenta evoluzione, ma devono al tempo stesso avere quel grado di eleganza, quel tannino vellutato, che ne caratterizzano una grande armonia già in gioventù.
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